Storia
di aerei e piloti nell’altipiano del Marghine
da
l'Unione Sarda del 04/12/2004
C’è
una storia dimenticata di aerei e di piloti nell’altipiano
del Marghine, rimasta a lungo nascosta tra i meandri della
memoria, o tra i documenti sgualciti di qualche aviatore
sconosciuto. È la storia di un piccolo aeroporto, un
campo di fortuna, che mosse i primi passi poco tempo dopo la
fine della Prima guerra mondiale e legò il suo nome al centro
abitato di Borore. Tutto iniziò al termine del
conflitto, quando il previsto programma di espansione della
nuova arma aeronautica subì un’inattesa interruzione. La
smobilitazione dei reparti disgregò le forze aeree per
mancanza di un preciso indirizzo di politica aeronautica, e
spense sul nascere la previsione che gli organismi aeronautici
esistenti potessero fondersi in un unico ministero. In attesa
di tempi migliori, si cercò di dare impulso allo sviluppo
dell’aviazione civile, per riutilizzare una parte delle
migliaia di velivoli altrimenti destinati alla demolizione, e
per non disperdere la preziosa esperienza acquisita dai
piloti. In questo ambito nel 1919 fu costituito a
Roma-Centocelle il Gruppo Sperimentale Comunicazioni Aeree,
composto da due squadriglie: una prevista sulla tratta
Roma-Palermo, l’altra destinata a riformare l’embrione
iniziale dell’attività del trasporto postale aereo in
Sardegna avviato nel 1917, mediante un collegamento tra il sud
e il nord dell’Isola con aerei e personale autonomo. Per
iniziare in via sperimentale il servizio aeropostale
giornaliero in Sardegna il Ministero della guerra allestì i
primi campi d’aviazione a Cagliari-Monserrato, Borore e
Sassari, in località Ponte Ottava. La Squadriglia
Sperimentale prevedeva di operare con una ventina di aerei
Caudron monomotori e SAML S-2, provenienti appunto da reparti
sciolti dopo l’attività bellica, suddivisi equamente tra
Monserrato e Sassari. A Borore l’amministrazione comunale
era stata contattata quello stesso anno dall’amministrazione
aeronautica, che richiese la cessione dell’area in località
Sa Paule’e Duos Nuraghes e Nuraghes Urpes. La nascita di un
aeroporto fece intravedere al Comune un possibile vantaggio economico, intellettuale e morale per la località, nel
caso in cui l’attività avesse aperto, in futuro, uno
spiraglio al trasporto di passeggeri con il continente.
Per la decisione finale sulla cessione definitiva dell’area
il sindaco volle tuttavia ascoltare il parere dei
concittadini, convocandoli in un’assemblea pubblica.
Parteciparono all’incontro 45 persone che, pur dichiarandosi
contrarie all’operazione, individuarono un compromesso dal
carattere positivo, che guardava oltre il fatto puramente
locale: cessione gratuita dell’area, sulla quale il Comune
avrebbe mantenuto il diritto di pascolo e l’usufrutto dei
prodotti del terreno. Dopo le opere di sistemazione dei tre
campi, sterramenti, drenaggi, pozzi, depositi di benzina,
l’apertura delle relative strade d’accesso, la costruzione
degli hangar in tela e di alcuni piccoli edifici per le
officine, nel luglio 1919 il nuovo servizio aereo nell’isola
divenne realtà. Il 28 luglio si tentò un primo collegamento
con Borore. Il tenente Reggiani col sergente Travaglini
decollarono alle 8 da Monserrato sul SAML S-2, e un’ora e
sei minuti dopo si posavano nel nuovo campo, che ricevette così
il suo battesimo, ancorché ufficioso. L’inaugurazione
ufficiale si tenne invece il 16 agosto. Il trasferimento da
Monserrato venne affidato al tenente pilota Guido Fabbri e al
sergente Marzocco, che raggiunsero Borore con due Saml S-2.
Qui attesero i due velivoli postali partiti da Sassari e da
Terranova, dai quali trasbordarono i sacchi di posta sui loro
velivoli e li trasportarono a Monserrato. Il contenuto
era per il momento limitato alle corrispondenze private e
ufficiali, fino a un massimo di 70 kg. Nei giorni successivi
iniziò il trasporto della corrispondenza anche da Monserrato
verso il nord dell’Isola. Il servizio parve funzionare e
convinse le Poste a disporre un orario preciso fin dal 21
agosto. Nei giorni successivi il programma proseguì
regolare, ma il 27 agosto un suo aereo rimase coinvolto in un
incidente. Il SAML S-2 pilotato dal tenente Fabbri, con a
bordo il capitano pilota Presti, si era appena alzato in volo
da Borore, per un volo postale con l’aeroporto di
Monserrato, quando a 80 metri di altezza l’aereo fu
investito da una violenta raffica di vento. Il pilota effettuò
un rovinoso atterraggio e venne estratto dai rottami
dell’aereo gravemente ferito e in stato di semi-incoscienza,
mentre il capitano Presti rimase praticamente incolume. L’incidente ritardò l’inaugurazione del campo di
Monserrato al giorno 20 settembre. Furono in
quell’occasione introdotti voli a pagamento
sull’aeroporto, su Cagliari o sulla tratta
Monserrato-Borore-Sassari. Il costo venne fissato in 50 lire
per un volo sulla città e dintorni e 1,20 lire a chilometro
per un volo fra gli aeroporti, non alla portata di tutte le
tasche. Nel 1920 il Comune di Borore rinnovò la cessione
dell’area aeroportuale, affittandola per altri cinque anni
ancora una volta con sguardo lungimirante, in vista del
prossimo inizio dell’attività della Cooperativa Soro,
fondata dal sassarese Pietrino Soro. Il nuovo soggetto aveva
in programma la gestione delle linee marittime,
automobilistiche ed aeree nell’Isola e tra la Sardegna e il
Continente. La linea aerea con carattere sperimentale interna,
in particolare, intendeva rilevare il servizio di posta aerea
appena sospeso, introducendo il trasporto di passeggeri e
merci. Soro pensò di iniziare programma aeronautico dal 1
gennaio 1920 con i velivoli e alcuni piloti della Squadriglia
Sperimentale rimasti inizialmente a Monserrato e incluse nel
programma una tappa a Borore. Poco prima dello scoppio della
Seconda guerra mondiale, il campo di Borore assunse una
connotazione dal carattere più civile, essendo destinato ad
accogliere l’attività aerea della RUNA (Reale Unione
Nazionale Aeronautica, già Aeroclub d’Italia). Il sodalizio
nato nel 1937 per volontà di un gruppo di entusiasti del volo
capeggiati da Vittorio Minio Paluello, col benestare del
Comando aeronautica della Sardegna, aveva in gestione una
scuola di pilotaggio civile a Monserrato, che, dopo pochi
mesi, contava oltre 200 iscritti e numerosi brevetti già
assegnati. Nel maggio 1940 il Comando aeronautica della
Sardegna ne aveva disposto il trasferimento a Borore, ora che
il conflitto era alle porte e il campo cagliaritano era stato
assegnato ai CR 32 del 3° Gruppo Caccia, la cui presenza
rendeva le due attività incompatibili. Col passare dei mesi
la RUNA incontrò gravi difficoltà: l’inesorabile
diminuzione degli iscritti fece mancare i necessari introiti e
l’aumento del costo del carburante gravò non poco sul
bilancio. I corsi proseguirono a Borore in tono minore fino al
1942, poi il peggiorare della situazione conseguente agli
attacchi aerei nei campi d’aviazione e la mancanza del
carburante costringerà il sodalizio alla definitiva
sospensione dell’attività. Dal 1942 in poi, la storia
della RUNA e dei suoi velivoli a Borore si perde
nell’infuriare della guerra aerea sull’Isola. Diversi suoi
aerei saranno distrutti a terra in altri aeroporti durante i
bombardamenti. Alcuni suoi piloti arruolatisi nel
frattempo nelle fila della Regia aeronautica perderanno la
vita nei reparti di prima linea delle varie specialità. Nel
1943 il campo sarà costantemente presidiato dai militari
italiani, ma non ospiterà reparti operativi e sarà sede solo
temporanea di velivoli italiani e tedeschi. Forse per questo
non subì bombardamenti, tranne alcuni mitragliamenti su
accampamenti nella zona. Vi è l’evidenza del passaggio di
Stukas tedeschi e del saltuario atterraggio di caccia Bf 109 e
di ricognitori Ju 88 nel giugno-agosto 1943. Fra i velivoli
italiani si rileva l’atterraggio di trasporti Caproni 133.
Con l’occupazione americana diverrà un utile campo di
emergenza per i velivoli alleati, benché non vi sia evidenza
di atterraggi in simili circostanze. Allontanatasi ormai la
guerra dalla Sardegna, nell’agosto 1944 il sindaco Rodolfo
Sarti chiederà di rientrare in possesso dell’area, ma solo
nel 1996 con l’amministrazione Ghisu il terreno passerà
definitivamente al Comune. L’atto formale metteva il
sigillo al campo di fortuna di Borore, che passava
definitivamente alla storia.
Comunicato Stampa
L'iniziativa è parte, insieme ad altri eventi programmati e già realizzati con successo a Cagliari e Olbia, del progetto “WAR DIARY: GLI ANGLOAMERICANI IN SARDEGNA 1943-1945”, che rievoca gli eventi che hanno interessato le principali località e territori dell'Isola.
"ALI SUL MARGHINE" rappresenta un'articolazione monografica di questo Evento.
L’iniziativa è stata promossa dal Sindaco Salvatore Ghisu e dall’Amministrazione Comunale di Bòrore e patrocinata dall’Amministrazione Provinciale di Nuoro e dalla Comunità Montana del
l'originalità e l'eccezionalità della documentazione storico-fotografica inedita relativa all'Aeroporto/Campo di Volo di Bòrore e del suo Territorio.
La mostra dall'alto valore storico e sociale, fotografa uno spaccato inedito della Città e della società dell'epoca, raccontandola attraverso numerose immagini che spaziano dalle foto aeree del territorio di fonti alleate (USAAF, RAF e tedesche Luftwaffe), alle immagini dei velivoli allora in esercizio, dai "Caproncini" CA-100 ai Ro 1, evidenziati anche attraverso profili a colori di ottima qualità, ai documenti dell'Intelligence ora disponibili al grande pubblico dopo decenni di secretazione, di fonte francese, inglese, statunitense, italiana e tedesca, e le curiose foto-posa degli allievi piloti della R.U.N.A.
II tutto è "raccontato" attraverso pannelli di formato vario, progettati e realizzati con elevatissima qualità grafica e artistico-comunicativa,. Il materiale è stato recuperato da Alessandro Ragatzu (già editore della ALISEA Edizioni, autore di varie pubblicazioni fra le quali "Sardegna: Memorie di Guerra" edita da L'Unione Sarda, "Cagliari, 1943", "SARDINIAN AIR FORCE") attraverso una lunga ricerca negli archivi pubblici e privati direttamente negli Stati Uniti e nei paesi allora alleati.
Appositamente progettata e realizzata dalla società di comunicazione internazionale JAPAN CONSULTING e curata da Ugo Crisponi, la mostra si sviluppa su un percorso emozionale costituito da pannellature fotografico-didattiche di forte impatto visivo, fonte di spunti di ricerca e approfondimenti per le generazioni più giovani, strumento per la preservazione del ricordo.